Archive for "Aprile, 2020"

Frate Francesco (Mario F.)

Tempo fa ho fatto questo tour, a ritroso, nella storia dello spirito.

Non sono riuscito a capire bene l’anno che, comunque, dovrebbe essere stato poco prima del 1226. Mi trovo nella pianura umbra, tra Assisi e Santa Maria degli Angeli, in una casa in aperta campagna. E’ una buia giornata di pieno inverno, tormentata da raffiche di vento gelido e nevischio. Ho sbarrato le finestre applicando dei teli tra la finestra e la controfinestra per impedire che gli spifferi carichi di buriana possano penetrare nell’ambiente. Ho acceso un gran fuoco e cerco di riscaldarmi dopo che sono uscito fuori per prendere altra legna. E’ bastato solo questo per sentirmi il freddo penetrare nella ossa. Sono ancora tutto intabarrato e non riesco proprio a riscaldarmi, tanto è il freddo che morde tutta la pianura.

Poi ecco che, ad un tratto, sento lontano e quasi ovattato un canto …  << Altissimu, onnipotente bon Signore, tue son le laude, la gloria e … et onne bendictione …>>

Mi dico: “ma chi sarà, in questa giornata da lupi, che tutto giulivo se la spassa… alla faccia!! canta e, pure, a squarcia gola. Beato Lui! sicuramente non ci sta del tutto…”.

<< Laudato si’, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo quale è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu et radiante cum grande splendore …>>

Soggiungo: “questo è pazzo in tutto, non ci sta affatto di mente! Mi domando dove avrà visto, oggi, questo sole tanto bellu e radiante cum grande splendore”. Ma lui continua: <<Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ellu è bello et iocundo et robustoso et forte…>>

Rifletto: “ho capito, ha visto il fumo del camino e vuole venire a scaldarsi, adesso lo faccio entrare perché, anche se folle, mi fa tanta pena”.

Apro l’uscio e vedo due poveri disgraziati, malamente coperti di cenci, che stanno nella bufera.

Li chiamo: “ehi venite che vi faccio scaldare. Da me c’è davvero un bel fuoco”.

Si avvicinano e mi accorgo che sono in tre. Il terzo è di una bellezza divina: ha una capigliatura bionda, fluente sulle spalle, e una barbetta ben curata. Uno sguardo penetrante di indicibile dolcezza. Anche lui avvolto in un mantello, del tipo antico, uguale a quelli che si usavano al tempo di Gesù. Ha un portamento di sublime signorilità. E’ talmente evanescente che a tratti si vede e a tratti no.

Sento dire: <<andiamo Leo…>>.

Entrano e quello più bassetto, mentre varca la porta, esclama: <<Pace a questa casa!! Il Signore ti benedica e ti custodisca, ti mostri la sua faccia e abbia di te misericordia. Volga a te il suo sguardo e ti dia pace>>.

Cade in ginocchio e ricomincia la sua litania:

<<Tu sei santo Signore, solo Dio, che operi cose meravigliose.

Tu sei forte. Tu sei grande. Tu sei Altissimo.

Tu sei re onnipotente. Tu, Padre santo re del cielo e della terra …>>.

Lo guardo con attenzione e vedo che ha gli occhi fissi verso un punto della casa dove si intravvede come un’ombra o, meglio, un qualcosa che io, però, non riesco a percepire bene. Poi lo vedo: è il terzo componente della compagnia, quello evanescente. Mi viene il sospetto che, a far stradire il canterino, sia il freddo. Lui è tanto preso da questa sua visione che, imperturbabile, accompagna il suo canto con sorrisi e gesti dai quali traspare il suo fervore.

Ad un tratto lo riconosco: è Francesco, il figlio di Bernardone, il “pannaro”. E’ un generoso … peccato che da qualche tempo, stando a quanto si sente dire, ha lasciato di sasso il padre e la madre, benedetta donna, e si è dato alla vita da eremita. Ricordo che una volta ho comperato da lui una veste e lui, a mia insaputa, mi infilò nella sacca anche delle brache e un mantello.

Preso da questi ricordi ho perduto, per un po’, il controllo della situazione.

Mi riprendo: ma…, “pietà e orrore …, che è quello che sento?!!” <<… Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente po’ scappare …>>

Sbotto tra me e me: “da quando in qua la morte è sorella?! semmai è, piuttosto, una sorellastra … arcigna … malvagia … tiranna … Per carità e per l’amor di Dio! “

Ma Francesco è incontenibile:

<<Dove è odio, che io porti Pace

Dove è offesa, ch’io porti perdono

Dove è disperazione, ch’io porti la Speranza

Dove è tristezza, ch’io porti la gioia …

Maestro, fa che io non cerchi tanto di essere consolato, di essere compreso, di essere amato,

quanto di consolare, di comprendere, di amare …>>

Poi Francesco, rivolto a Leo, dice: <<andiamo a portare la pace e la gioia del Maestro anche ad altri fratelli!!>>

Cantarellando escono nella bufera e spariscono dalla mia visuale…

Ovattata e, sempre più fioca, sento la voce di Francesco <<Se in mezzo a frate inverno, tra neve, freddo e vento, stasera … tu, Frate Leo, scrivi: perfetta letizia è…>> e, poi, più non sento.

Resto perplesso per quanto sentito e accaduto ed ho la sensazione che “il Maestro” sia, ancora, lì nella mia casa, seppure invisibile, lì con me.

Mentre sono immerso in questi pensieri, si compie, a ritroso, il percorso e mi ritrovo ai tempi nostri.

Posso dirti, amico mio, che quello che ho visto e sentito quel giorno è stato qualche cosa di straordinario.

Da allora, sto ripensando continuamente a quell’incontro di cui mi sono rimaste incancellabili le figure di Frate Francesco e di quell’uomo evanescente di cui, spesso, tuttora, percepisco la presenza vicino a me

Risento, nella mente, i canti di Francesco a frate sole, a frate focu, a frate vento … cum tucte le tue creature … ma, soprattutto, la sua invocazione al suo Maestro … fa che io non cerchi tanto di essere consolato, di essere compreso, di essere amato, quanto di consolare, di comprendere, di amare

 

Col tempo ho completato l’inno di Francesco alla perfetta letizia che non consiste nell’avere ma nell’essere, tanto è vero che il suo Maestro, e ora anche mio, nel discorso della montagna, ebbe a proclamare: << Beati i poveri in spirito; beati i miti; beati i misericordiosi; beati gli operatori di pace … >>

Solo adesso mi rendo conto che il suo cantare l’inno al creato, e perfino alla morte, per me tanto strano in quel giorno di bufera, non era dovuto al freddo del nevischio e che la sua pazzia era l’esatta manifestazione della “follia della croce”. Di certo, a riscaldarlo, provvedeva il fuoco tremendo dell’amore che gli bruciava dentro, per quel Maestro-Dio che lo accompagnava e per tucte le sue creature, fra le quali anche me e te.

Da quel di’ mi torna bello e salutare canterellare: “Laudato si’, mi’ Signore per Frate Francesco e per tutte le tue creature!!

(Mario F.)

Read more

Invocazione a San Francesco

 

San Francesco, fratello di tutti, patrono della nostra Italia, aiutaci,

chiedi al Signore Gesù di stendere la sua mano e guarire gli infermi colpiti dal virus,

di infondere energie nuove in chi opera per la salute di tutti,

di ergersi sulle forze del male per fermare questo flagello.

Francesco, aiutaci ad abbracciare i difficili problemi culturali,

sociali, economici e politici dell’Italia e del mondo,

aiutaci ad assumere tutte le sofferenze dell’uomo di oggi

e a farci prossimi gli uni degli altri,

per andare incontro al futuro uniti e animati da fiducia e speranza.

Tu che sei icona di Gesù crocifisso,

attraverso i tuoi piedi scalzi e feriti mostra a tutti la via della luce;

con le tue mani trafitte e imploranti insegnaci le buone opere da compiere;

la piaga del tuo costato apra la strada a chi desidera conoscere l’infinito amore dell’Altissimo,

Onnipotente e bon Signore,

che nella Trinità perfetta e nell’unità semplice vive e regna ed è glorificato,

Dio eterno e misericordioso.

Per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Read more

Invocazione a San Francesco

 

San Francesco, fratello di tutti, patrono della nostra Italia, aiutaci,

chiedi al Signore Gesù di stendere la sua mano e guarire gli infermi colpiti dal virus,

di infondere energie nuove in chi opera per la salute di tutti,

di ergersi sulle forze del male per fermare questo flagello.

Francesco, aiutaci ad abbracciare i difficili problemi culturali,

sociali, economici e politici dell’Italia e del mondo,

aiutaci ad assumere tutte le sofferenze dell’uomo di oggi

e a farci prossimi gli uni degli altri,

per andare incontro al futuro uniti e animati da fiducia e speranza.

Tu che sei icona di Gesù crocifisso,

attraverso i tuoi piedi scalzi e feriti mostra a tutti la via della luce;

con le tue mani trafitte e imploranti insegnaci le buone opere da compiere;

la piaga del tuo costato apra la strada a chi desidera conoscere l’infinito amore

dell’Altissimo, Onnipotente e bon Signore,

che nella Trinità perfetta e nell’unità semplice vive e regna ed è glorificato,

Dio eterno e misericordioso.

Per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Read more

© 2018 Tutti i diritti riservati | Sito web ideato e realizzato da Nucleo Web | Tutte le fotografie sono state realizzate e sono di proprietà di Andrea Di Benedetto